La scienza moderna insegna che la capacità di amare si sviluppa prevalentemente attraverso esperienze precoci, in particolare nel periodo attorno alla nascita. Si tratta di un punto in comune con tutti i maggiori progressi scientifici ottenuti nel campo della vita preeperinatale.
Ogni volta che si prospetta un progresso scientifico, sorgono nuovi interrogativi, ed è il caso del fenomeno in questione che chiameremo “scientificazione dell’amore”.
Oggi l’amore viene studiato nell’ambito di discipline scientifiche di vario tipo.
Ecco perché è impossibile ignorare il fenomeno che io chiamo “scientificazione dell’amore”. Si tratta di una scoperta scientifica che ci porta veramente a nuovi risultati.
La parola “amore” viene usata in situazioni apparentemente molto diverse fra loro, mentre i dati scientifici ci suggeriscono che, per qualsiasi sfaccettatura dell’amore presa in considerazione, alla base c’è comunque sempre un ormone: l’ossitocina.
Come spiegare che tutte le società umane hanno sempre avuto la tendenza a turbare i processi fisiologici attorno alla nascita? In particolare, hanno sempre avuto la tendenza a turbare il primo contatto fra madre e bambino. La convinzione che il colostro era dannoso ha impedito che il bambino, appena nato, venisse stretto fra le braccia della mamma, dando così spazio a un rituale secondo cui il cordone ombelicale andava reciso subito.
La scienza moderna ci dice che il periodo attorno alla nascita sprigiona una grande sensibilità, essenziale per lo sviluppo della capacità di amare.
Quali sono le discipline implicate in quello che io chiamo “scientificazione
dell’amore”? Storicamente, la prima è quella chiamata “etologia”. Gli etologi sono scienziati che osservano i comportamenti descritti da Konrad Lorenz e da Nicotin Bergen Premio Nobel. Essi ci insegnano che, in tutte le specie di mammiferi da loro studiati, subito dopo la nascita dei loro cuccioli si crea un forte attaccamento madre-neonato, attaccamento che, se non si forma in quel momento, non avverrà mai più.
Nel 1968, Terkel e Rosenbaum hanno prelevato del sangue da una ratta che aveva appena partorito. Poi hanno iniettato quel sangue in una serie di ratte vergini e, in seguito, si sono accorti che queste ratte tendevano ad avere un comportamento materno e, se c’erano dei topolini nelle loro vicinanze, volevano badare a loro e a radunarli. Si è dimostrato così che nel sangue di un mammifero che ha appena partorito sono presenti degli ormoni che promuovono l’amore materno.
Questa constatazione è alla base di una miriade di studi sui comportamenti dovuti agli ormoni che la madre secerne alla nascita del proprio figlio. Si tratta di estrogeni, del progesterone e della prolattina.
Un nuovo progresso è stato fatto nel 1979 quando Preng e Pederson hanno iniziato a studiare gli effetti comportamentali dell’ossitocina. Fino a quel momento si conoscevano soltanto gli effetti meccanici dell’ossitocina, ormone che provoca le contrazioni dell’utero per facilitare la nascita del bambino, che consente l’espulsione della placenta e che favorisce la lattazione. Poi, sorprendentemente, essi hanno dimostrato che, quando si
inietta dell’ossitocina nel cervello di un mammifero, vi si stimola l’amore materno.
Questa constatazione sta alla base di centinaia di studi che sarebbe troppo lungo enumerare. Per dare un’idea dell’importanza del fenomeno, diciamo soltanto che nel 1992, la New York Accademy of Sciences ha pubblicato un libro di 500 pagine per descrivere tutti gli studi fatti sugli effetti comportamentali dell’ossitocina. In sintesi, basti affermare che l’ossitocina è l’ormone dell’altruismo e dell’amore.
Qualunque sia la sfaccettatura dell’amore che si voglia prendere in considerazione, vi si trova implicata l’ossitocina. La troviamo durante il parto, ma anche durante l’accoppiamento. È un ormone sia femminile che maschile, quindi secreto da entrambi i partners. È implicato nella lattazione e in numerose altre circostanze. Verbalis ha dimostrato persino che, quando condividiamo con piacere un pranzo con persone amiche, aumenta il nostro tasso di ossitocina.
Nel 1979 si è dimostrato che, durante il parto, la donna secerne delle endorfine, cioè una specie di ormone che assomiglia alla morfina e agli oppiacei. Nel 1981 si è scoperto che, durante il parto, anche il bambino secerne le sue endorfine. Da quel momento, grazie all’approccio ormonale, è stato possibile approfondire il concetto di “periodo di forte sensibilità” introdotto dagli etologi.
Ora si sa anche che, nella specie umana, gli ormoni secreti dalla madre e dal
bambino prima del parto richiedono circa un’ora per essere eliminati. Fra questi ormoni, ognuno di essi ha un ruolo specifico nell’interazione madre-bambino. Infatti, subito dopo la nascita del bambino, la madre mostra un nuovo picco nel tasso di ossitocina, in quanto questa sarà necessaria per l’espulsione della placenta. Ma per far sì che si ripresenti una nuova dose di ossitocina, è necessario che vi siano delle condizioni speciali: che
l’ambiente sia bene riscaldato, che la madre non sia distratta e che non abbia altro pensiero che ammirare gli occhi del proprio bambino e di sentire il contatto con il suo corpicino, pelle contro pelle.
Studi fatti in Svezia dimostrano che in quel momento, il tasso di ossitocina può raggiungere livelli ancora maggiori rispetto al momento della nascita. Al tempo stesso si ottiene anche un elevato tasso di prolattina, ormone materno. Ossitocina + prolattina = amore per il bambino. L’ossitocina senza la prolattina produce un altro aspetto dell’amore.
Per esempio, potrebbe essere l’amore per il proprio partner, comunque in ogni tipo di amore l’ossitocina è sempre presente.
Oggi possiamo affermare che, subito dopo la nascita, quando madre e bambino sono a stretto contatto fra di loro, entrambi sono ancora sotto l’effetto delle endorfine e, conoscendo molto bene le caratteristiche di queste sostanze oppiacee, sappiamo che esse creano dipendenza. Quindi, quando madre e bambino sono l’uno a contatto dell’altro e non hanno ancora eliminato le endorfine, è allora che ha inizio uno stato di dipendenza, cioè l’attaccamento reciproco. È un fatto questo che si ripete in ogni episodio della vita sessuale. Nell’unione, i due partners secernono sia ossitocina che endorfine, e a stretto contatto pelle contro pelle, ha inizio quell’attaccamento che ripropone esattamente quanto accaduto alla nascita. Infatti, oggi si tende a vedere la sessualità come un tutt’uno con la
nascita. Si tratta sempre degli stessi scenari che stimolano la produzione dei medesimi ormoni.
Si potrebbe parlare anche di altri ormoni, ma darò solo un esempio. Durante le ultime contrazioni, il bambino si protegge e secerne la neuroadrenalina, una specie di catecolamina. Dal punto di vista fisiologico, uno degli effetti che questi ormoni provocano è che il bambino nasce con occhi grandi e pupille dilatate. Sembra quasi che voglia dire alla madre: “Guarda i miei occhi!”. Quando le mamme non si sentono osservate, rimangono affascinate dagli occhi del bambino e pare che l’incrociarsi dei loro sguardi sia un momento importante per dare inizio alla relazione madre-bambino.
Tutto questo è soltanto un breve accenno a quanto ci insegna l’approccio ormonale.
In questi ultimi anni si sono sviluppate altre discipline che hanno contribuito a farci capire l’importanza del periodo che va da prima a durante e a dopo la nascita. Una delle discipline è l’epidemiologia, che io ho voluto chiamare “Ricerca della salute primaria”. Si tratta di una serie di studi che indagano sulle conseguenze a lungo termine di tutto quanto accade all’inizio della vita, di quello che io chiamo “periodo primario” che va dal concepimento al compimento del primo anno di vita.
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Brano estratto da un lungo articolo di M. Odent che tratta ulteriori temi molto importanti riguardanti la salute di madre e bambino. Chi fosse interessato al testo integrale lo può richiedere a : buchal@tin.it
fonte: www.gravidanzaconsapevole.org
immagine finale dell’artista Jean-Luc Bozzoli





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