Isola del Giglio: Ci sono da svuotare 2.400 tonnellate di oli e carburante dalla Costa Concordia per non dover versare lacrime anche su un disastro ambientale che potrebbe, a sua volta, danneggiare la vocazione turistica dell’isola e della Costa d’Argento. Ma questa delle cisterne non è l’unica preoccupazione.
La nave naufragata contiene, secondo stime ufficiali, pure una tonnellata di disinfettante per piscine ed altre sostanze potenzialmente inquinanti.
Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legge che fissa i requisiti per la biodegradabilità dei sacchetti, uniformandoli alla norma EN 13432 sulla biodegradabilità e compostabilità degli imballaggi. Ciò significa che, una volta entrato in vigore il provvedimento, non potranno più essere venduti in Italia shopper in polietilene additivato con oxo-biodegradabili o affini.
LuciaStove: il fornello che produce Energia e carbone-fertilizzante vegetale per un mondo nuovo
25 set 2010
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La vita di Nathaniel Mulcahy è cambiata il 29 ottobre 2004. Nato in Georgia da padre americano e da madre italiana, era venuto in Piemonte tre anni prima per questioni familiari, salvo innamorarsi di Tortona e trovare un lavoro da direttore della ricerca in un’azienda piemontese di elettronica. In qualità di inventore, aveva già disegnato Venus (un rasoio Gillette), Speed Stick (un deodorante Mennen) e anche una sedia a rotelle capace di anticipare gli attacchi di epilessia e di contrastarli (non prodotta da nessuno). Fatto sta, che quel 29 ottobre cade dalle scale e si rompe letteralmente l’osso del collo.
E’ stata scoperta la seconda isola di spazzatura galleggiante: si trova nell’Atlantico e misura 160 km!
18 apr 2010
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La scoperta della prima garbage patch (isola di spazzatura galleggiante) è attribuita a Charles Moore, un ricercatore che per primo identificò nel 1997 una larga chiazza di plastica galleggiante nell’Oceano Pacifico. Ora, anche l’Oceano Atlantico può vantare una propria patch/isola spazzatura prodotta dai rifiuti umani.
Anna Cummins e Marcus Eriksen, marito e moglie nella vita, [...]
La tematica dei rifiuti è davvero complessa e ci coinvolge tutti direttamente. Pensate alla macchina elettrica di ultima generazione per fare il caffè che avete da poco acquistato, quelle che usa le cialde per intenderci. Quanti rifiuti produce? La cialda esaurita che normalmente è di plastica, la palette per mescolare il caffè che sono di plastica, il bicchierino da cui bere il caffè che è di plastica…se poi la macchina dovesse rompersi dovrà essere a sua volta smaltita e la maggior parte delle sue componenti sono plastica. Meglio la classica caffettiera, quella Moka in alluminio che se riciclata darà ancora alluminio.
La resistenza della plastica alla degradazione rappresenta da sempre un serio problema per il settore del compostaggio; ciò si concretizza quando la raccolta differenziata non è efficiente e agli scarti organici da recuperare vengono erroneamente uniti anche imballaggi o manufatti in plastica. Sono questi aspetti ecologici, l’attenzione sull’impatto ambientale generato dagli imballaggi, la gestione come rifiuti post consumo ed infine la prospettiva di una crescita mondiale dei consumi e del costo delle fonti non rinnovabili, che hanno progressivamente spinto l’industria della plastica verso nuove strategie finalizzate ad ottenere polimeri non più dal petrolio o oli minerali bensì dall’utilizzo di materiali biologici e rinnovabili in grado di degradarsi in modo naturale nell’ambiente per ottenere le cosiddette bioplastiche.
Il progredire dello sviluppo industriale e l’incremento della popolazione ha contribuito negli ultimi decenni ad aumentare le problematiche connesse alla produzione di rifiuti quale sintomo della crescita economica e dell’aumento dei consumi.
Solo promuovendo la riduzione dei rifiuti unitamente a una loro corretta gestione, si può migliorare la qualità della vita e proteggere le risorse naturali.
Ma [...]


